LA NOSTRA STORIA
Lorenzo Benincasa - Le origini
Per chi lo ha conosciuto, Lorenzo Benincasa non è stato “solo” un allenatore: è stato un modo di vivere lo sport. La sua storia comincia nel 1975, quando entra nel calcio con un’idea chiara e rara: il campo non serve soltanto a vincere, serve a far crescere persone. Da lì in avanti Benny diventa un punto di riferimento nel calcio giovanile, capace di mettere insieme tecnica e umanità, disciplina e leggerezza, competizione e rispetto. Aveva un talento speciale: trasformare una squadra in un gruppo, e un gruppo in comunità.
Nel tempo, la sua passione non resta chiusa nei confini locali: arrivano esperienze e tornei anche fuori dall’Italia, come la USA Cup (1994) e appuntamenti internazionali in Europa, che confermano il suo spirito: imparare, confrontarsi, portare i ragazzi “oltre”, non solo come sportivi, ma come persone. Parallelamente Benny lascia un segno profondo anche nell’organizzazione sportiva, ideando e facendo crescere competizioni che diventano parte della memoria collettiva di chi ama il calcio giovanile: eventi pensati con cura, perché per lui i dettagli contavano quanto il risultato.
La vera eredità, però, non è un elenco di tornei: è la cultura che ha seminato. Benny credeva nello sport come linguaggio universale, capace di unire generazioni diverse e di creare appartenenza. Credeva nel rispetto degli avversari, nella responsabilità verso i più giovani, nel valore dell’impegno quotidiano. È questa visione, concreta, appassionata, mai di facciata, che ha acceso tutto. Ed è da qui che nasce l’origine di un progetto che continua a camminare: la Benny Cup porta avanti quella stessa idea di sport, trasformandola in un movimento che mette al centro comunità, partecipazione e futuro.
Federico e Lorenzo Benincasa
1975
Le origini
Nel 1975 comincia un percorso che mette subito al centro una cosa precisa: lo sport come scuola di vita. Allenare, per Benny, non era “fare la formazione”, ma costruire un gruppo, far crescere persone, creare appartenenza. È qui che nasce un modo di intendere il calcio fatto di disciplina e leggerezza insieme, di regole chiare e rapporti umani veri. Quell’approccio diventa nel tempo un riferimento per chi lo incontra: perché sul campo si imparano gesti tecnici, ma soprattutto atteggiamenti. E questa idea, prima ancora dei risultati, è l’eredità che resterà.
1990
Il calcio oltre il confine
Negli anni ’90 l’orizzonte si allarga: arrivano esperienze e tornei internazionali che cambiano prospettiva, come la Gothia Cup in Svezia e la Faow Cup in Belgio. Uscire dal proprio contesto significa confrontarsi con ritmi, culture sportive e modi diversi di stare in campo. Non è solo “andare a giocare”: è imparare, osservare, portare a casa metodo e mentalità. In queste tappe si rafforza una convinzione che diventerà centrale anche dopo: lo sport cresce davvero quando ti costringe a uscire dalla tua comfort zone e a misurarti con qualcosa di più grande.
1994
USA Cup
Nel 1994 arriva anche l’esperienza della USA Cup negli Stati Uniti, una tappa che racconta bene ambizione e apertura mentale. È un viaggio sportivo che vale per le partite, ma soprattutto per ciò che succede intorno: la gestione del gruppo, la responsabilità, la scoperta di un modo nuovo di vivere il calcio giovanile. Quando cambi continente, cambiano anche i riferimenti e ti accorgi di quanto conti la capacità di adattarsi, restare uniti, rispettare chi hai davanti. È una di quelle esperienze che segnano una generazione perché ti fanno tornare diverso, con più consapevolezza e più fame di migliorare.
2000
Tornei e memoria collettiva
Con gli anni, oltre al lavoro sul campo, cresce anche la capacità di creare occasioni. Benny contribuisce a ideare e far crescere competizioni che diventano parte della memoria sportiva locale e nazionale, come il Trofeo Enzo Ferrari e il Trofeo Nazionale delle Figurine Panini. Un torneo, per lui, non era “mettere squadre e orari”: era accoglienza, organizzazione, dettagli, rispetto per chi partecipa. Quando un evento è pensato bene, resta. Non solo perché hai vinto o perso, ma perché ti ricordi come ti sei sentito: l’atmosfera, le persone, il clima di comunità. E in questa cura si vede la differenza tra un evento qualsiasi e qualcosa che lascia un segno.
2013
Nasce la Benny Cup
Nel 2013 a Modena nasce la Benny Cup: la visione sportiva si trasforma in un progetto sportivo-solidale, al fianco della LILT fin dagli inizi. L’idea è semplice e potente: usare lo sport come energia che unisce, come linguaggio comune capace di avvicinare persone diverse, e come megafono positivo per sostenere la cultura della prevenzione. La Benny Cup non nasce per essere “una giornata”, ma per diventare un appuntamento riconoscibile, con un’identità chiara. Un luogo dove il campo è ancora campo, ma dove ogni partita ha un senso più grande perché la partecipazione si trasforma in un aiuto concreto.
Oggi
Un movimento che cresce
Col tempo la Benny Cup si consolida e diventa un movimento: cresce la rete di squadre, volontari, sponsor e territorio, e ogni edizione aggiunge un capitolo nuovo. Nel 2024 nasce anche il Premio Benny Coach, un segnale forte sui valori: mettere al centro la persona, il ruolo educativo, il modo di guidare gli altri. Perché nello sport l’impatto più grande spesso lo fa chi accompagna, insegna e crea le condizioni per far emergere il meglio. Oggi la direzione è la stessa, ma più solida: costruire comunità, promuovere prevenzione, continuare a crescere senza perdere ciò che rende questo progetto riconoscibile.
Da padre a figlio, il passaggio di testimone
Quando Lorenzo “Benny” non c’è stato più, quel modo di vivere lo sport non è finito con lui. Federico Benincasa ha raccolto il testimone e ha scelto di trasformare un’eredità fatta di campo, persone e valori in un progetto reale, concreto, capace di camminare sulle proprie gambe. Non si è trattato solo di “continuare”, ma di dare forma a qualcosa che avesse un senso chiaro: far vivere la memoria attraverso un movimento che unisce generazioni e territorio.
Con lo stesso spirito del padre, Federico ha portato avanti il sogno con cura e responsabilità, costruendo anno dopo anno una rete di squadre, volontari e collaborazioni. Un modo per tenere acceso ciò che Benny aveva acceso per primo: la forza dello sport quando diventa comunità, esempio e partecipazione.